COME SCRIVERE UN MONOLOGO TEATRALE: 5 CONSIGLI PRATICI

come scrivere un monologo teatrale

Ci si ritrova spesso nella situazione di voler portare in scena un monologo, soprattutto in un momento in cui le rassegne e i concorsi proliferano come le infezioni vaginali a Woodstock.

Io personalmente non amo quel tipo di realtà, ma amo di contro i monologhi, perché sono delle piccole pillole di bravura, molto intense, che permettono ad un attore o a un autore di dimostrare quello che sa fare.

Certo è che trovare un monologo è più difficile che rimediare uno sconto da Cracco.

Un po’ perché si rischia di farne uno visto e rivisto, un po’ perché non sempre si ha il tempo di cercare nei testi teatrali qualcosa che ci soddisfi, e oltretutto estrapolando il monologo dall’opera quasi sempre se ne perde l’efficacia.

Altre volte invece non sappiamo proprio da dove iniziare.

In questi casi, o anche per piacere personale, scriversi un monologo è una soluzione meravigliosa.

Per me scrivere un monologo ha molto a che vedere con qualcosa di intimo, privato.

Una sorta di perversione di cui quasi mi vergogno ma che, per paradosso, trovo eccitante condividere con gli altri.

Se hai già scritto qualcosa, portandolo poi in scena, sai di cosa parlo.

Se non l’hai mai fatto ti consiglio di provare subito, perché è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.

È come buttarsi col paracadute senza però il filo di sicurezza.
Molto elettrizzante.

Che il tuo monologo sarà comico o drammatico non fa differenza, ma se non sai da dove iniziare, ecco 5 consigli pratici per farlo.

5 consigli pratici per scrivere un monologo

1. CREA UNA SCALETTA

Se stai per scrivere il tuo monologo, sono convinto che tu abbia già tutta la storia in mente. So che sai esattamente quello che vuoi raccontare e a buon bisogno hai già chiare anche molte delle parole che userai.

Però devo darti una brutta notizia: è un’illusione.

Ho imparando facendo questo mestiere che c’è sempre una gran differenza tra quello che pensiamo di avere chiaro in mente e quello che poi è l’atto pratico.

Ti consiglio quindi di iniziare facendo una scaletta dello svolgimento, anche perché di tempo perso non è mai morto nessuno, di improvvisazione sì.

Cerca di fissarti questi tre punti:

  1. Apertura
  2. Punti cruciali dello snodo drammatico e eventuali chiavi di volta
  3. Conclusione

Avendo queste informazioni molto chiare, potrai evitare molti problemi, come ad esempio il rischio di allungare molto il monologo all’inizio e chiuderlo rapidamente alla fine.

Potrai inoltre decidere in maniera razionale dove far arrivare i punti necessari allo sviluppo della trama, potendo equilibrare la durata dei vari momenti.

Insomma, sembra una perdita di tempo, ma ti faciliterà di molto la vita, e renderà il tuo monologo molto più efficace.

2. RACCONTA LE CONSEGUENZE DI UN FATTO

Come ti dicevo nell’articolo 10 regole per scrivere un testo teatrale, questa è una regola importante per tutte le opere che hanno a che fare con la narrativa.

Per essere interessante da subito, un racconto ha bisogno di narrare non il fatto stesso, ma le conseguenze di quel fatto.

Mi spiego meglio.

“Romeo e Giulietta” racconta le conseguenze della rivalità tra Montecchi e Capuleti.

“Macbeth” racconta le conseguenze della premonizione che le streghe fanno a Macbeth a inizio opera.

“L’idraulico attappa tutto” racconta le conseguenze del fatto che a una milf con il marito in viaggio perdeva il lavandino.

Il fatto può essere accaduto prima o puoi esporlo nelle prime righe.

Questo particolare, che potrà sembrarti strano all’inizio, in realtà è forse la condizione più importante per scrivere un testo che valga la pena di ascoltare.

Il lettore o il pubblico, avranno la sensazione di sentirsi già catapultati al centro della storia, con tutte le tensioni e i contrasti che ne conseguono.

Questo farà sì che quello che scrivi e che dici sia subito fonte di interesse per gli altri e ti darà il grande vantaggio, in scrittura, di procedere per conseguenze logiche o di contraddirle, spiazzando il pubblico più facilmente.

3. LASCIA SPAZIO ALL’INTERPRETAZIONE DELL’ATTRICE O DELL’ATTORE

Questa è una cosa che ti conviene tenere sempre a mente mentre scrivi.

Soprattutto se non stiamo scrivendo il monologo per noi stessi, la tendenza che si ha è quella di spiegare troppo, per paura che quello che stiamo raccontando non venga capito o che se ne perdano delle parti per noi fondamentali.

Lo so che a osservare l’umanità che abbiamo intorno non che ci viene questa sensazione di fiducia o stima, la verità però è che quelli che leggeranno o ascolteranno il tuo monologo capiscono di più di quello che immagini.

Non ti sto dicendo di essere criptico e incomprensibile, però voglio invitarti a delegare alcune sfaccettature del racconto alla parte attoriale, anche perché quello che si può raccontare con il corpo è sempre meglio raccontarlo con il corpo.

Quello che devi fare è fornire stretto indispensabile alla comprensione della storia e inserire degli elementi che invitino ad interpretare una serie di zone emotive belle da vedere e da ascoltare e che amplifichino il contenuto del testo.

4. LAVORA PER IMMAGINI

Di questo consiglio ne abbiamo già parlato nell’articolo Come scrivere un monologo comico per la televisione: 5 consigli pratici

Ne parlo sempre quando si tratta di scrittura perché è una di quelle caratteristiche che fa la differenza tra la riuscita e la non riuscita di un testo.

Sia chi legge, sia chi ha ascolta ha un grande bisogno di aprire la propria immaginazione per innamorarsi e godere di quello che sta guardando o leggendo.

Il fatto che questo avvenga o meno dipende dalle tue parole.

Non usare soltanto aggettivi o discorsi che descrivano le sensazioni del personaggio, perché il racconto di quello che prova qualcun altro mi impedisce di provarlo a mia volta: lo capisco, ma non lo provo.

È come se mi raccontassi il primo incontro con la persona che ami.

Per fa sì che io provi quello che hai provato tu, non devi raccontarmi le tue sensazioni, ma devi descrivermi quello che hai visto, la persona che avevi di fronte, i dettagli, devi farmi immaginare i profumi.

In quel caso, e solo in quel caso, anche io mi innamorerò come te.

Stesso discorso vale per tutte le altre sensazioni. Non raccontarmele, fammele vedere.

5. TAGLIARE È SEMPRE LA SCELTA GIUSTA

Qui arriviamo al punto difficile.

Questo consiglio causa più sofferenza di una cena piccante quando vai al bagno.

È più difficile da accettare di una macchina di scuola guida che ti trovi davanti quando vai di fretta.

È più fastidioso de na smart che te illude che c’è un parcheggio libero.

Però è necessario che tu lo capisca e lo accetti:

non devi mai affezionarti a quello che scrivi.

Tutto ti sembrerà meraviglioso e di fondamentale importanza per l’universo mondo.

La verità è che la metà di quello che hai messo sul foglio può essere benissimo gettato senza rimpianti.

Quelli che leggono e ascoltano il tuo lavoro lo fanno per la prima volta.

Tu invece, dopo essere stato otto ore o venti giorni su un testo, non sei più razionale e ti sei abituato a delle cose che per chi ascolta sono semplicemente noiose.

È difficile da capirlo le prime volte, ci vuole un po’ di pratica, ma se inizi ad entrare in questo ordine di idee da subito, ti prometto che la qualità del tuo lavoro si alzerà di molto.

  • Togli tutto quello che allunga il brodo in modo inutile
  • togli i virtuosismi (che poi vedrai che sono virtuosismi solo per te)
  • togli tutto quello che distanzia le parti importanti l’una dall’altra lasciando solo un piccolo ponte narrativo dove strettamente necessario
  • togli tutto che allontana due informazioni collegate perché il pubblico altrimenti nel frattempo dimentica da dove sei partito
  • togli tutto quello che distrae dal concetto principale
  • togli tutto quello che allunga troppo una parte rispetto all’altra e così via.

In una parola: taglia.

Se scrivi due pagine, la pagina buona è una. Puoi metterci la mano sul fuoco.Per scrivere due pagine buone dovrai scriverne quattro per poi tagliare il superfluo.

Forse quello che stai leggendo ti sembrerà un po’ estremista, ma vedrai che è così.
Provare per credere.

Ecco, questi erano i miei cinque consigli per scrivere un monologo teatrale.

Naturalmente lo puoi scrivere anche facendo l’esatto opposto di quello che hai letto.

L’arte e la creatività non conoscono regole, l’unico punto fermo è che funzioni, il resto sono solo chiacchiere.

Ma per iniziare a sviluppare la tua abilità nella scrittura sono convinto che questo sia un ottimo punto di partenza.

Quindi non ti resta altro che iniziare.
Buon lavoro!