Esercizio sui centri del movimento: UNA VITA IN UN GIORNO

Una cosa che spesso viene totalmente trascurata nella messa in scena, è la comprensione di quale sia la qualità di movimento più adatta da usare nella rappresentazione di un personaggio.

Con uno studio approfondito incentrato esclusivamente sul bioritmo, che precede le prove effettive (il montaggio, per capirci), il corpo si modella da sé, seguendo quell’istinto che è necessario alla verosimiglianza (non verità, per carità, verosimiglianza) scenica.

Il problema è che ormai sembra che il teatro viri verso una modalità fast food della rappresentazione artistica, in cui si fagocita tutto in fretta mentre si prepara già il pasto successivo.

Si, bisogna campare, ma la maggior parte degli attori così facendo non ottiene né soddisfazione artistica né i soldi per l’affitto.

Divagazioni a parte, andiamo all’esercizio.

Come spesso scrivo nei miei articoli (e dico nelle mie lezioni), il corpo rappresenta l’unica fonte espressiva d’impatto che abbiamo per trasmettere quanto provato, al pubblico.

La maggior parte del tempo che abbiamo a disposizione per mettere in piedi uno spettacolo la spendiamo nel capire il passato dei personaggi, quello che farebbero se, come lo farebbero, come prenderebbero in mano il bicchiere, se qui sono arrabbiati, se qui sono innamorati etc…

In parole povere ci alleniamo a capire chi e cosa dobbiamo imitare (secondo le ricerche del GITIS di Mosca siamo nell’errore dell’IMMAGINE MENTALE. Se volete ne parlo nel manuale gratuito disponibile su questo portale: PREPARA TE STESSO).

Difficilmente ci sforziamo di modellarci per rappresentare quello che vogliamo.

Badate bene, non è che se noi non ci pensiamo, il corpo smette di comunicare, anzi. Quindi il risultato che otteniamo è che noi ci struggiamo nell’emotività della nostra filosofia artistico-comica con accenti sui massimi sistemi del guitto, mentre il nostro corpo comunica tutto il resto (che però, ahimè, non c’entra nulla con la rappresentazione).

Vi sarà chiaro a questo punto, che penso sia essenziale allenare costantemente il nostro corpo alla scena, e quindi ecco di seguito un esercizio fondamentale (e poetico), per andare a sviluppare i vari centri di movimento.

UNA VITA IN UN GIORNO

La prima volta che ho eseguito questo esercizio è stato per me illuminante. Restavo ancora sorpreso di come un cambiamento fisico potesse far emergere in maniera così prorompente gli effetti emotivi manifesti. Esatto, in scena il corpo causa l’emotività, non viceversa.

Non è efficace la sequenza:

pensiero > pianto > corpo in stato di pianto

È bensì efficace questa sequenza qui:

corpo in stato di pianto > pianto (azzeramento del tempo tra impulso e reazione)

Vi sembrerà strano o particolarmente complesso, ma in realtà il nostro corpo ha una memoria emotiva esponenzialmente più viva e immediata di quanto possa esserlo qualsiasi percorso mentale.

Per ora però lasciamo da parte gli effetti emotivi e concentriamoci su uno studio approfondito del movimento, il resto verrà da sé. Ve lo assicuro.

PRIMA FASE: CONCENTRAZIONE

Per la buona riuscita di ogni esercizio è bene che la fase pratica sia preceduta da un lasso di tempo dedicato alla concentrazione, che può essere più o meno lungo a seconda dell’attore.

Esistono vari esercizi mirati a questo, che sicuramente affronteremo all’interno del portale. Per ora iniziamo con un metodo base. Stendetevi schiena a terra, con gambe e braccia distese e le spalle lontane dalla testa (sempre in rilassatezza, mai tensioni). Le gambe sono leggermente divaricate e i palmi delle mani sono poggiati a terra e leggermente distaccati dai fianchi. Occhi chiusi, durante tutta la fase di concentrazione.

A questo punto abbandonate totalmente il vostro peso alla terra (fidatevi sempre della terra) ed iniziate a respirare immaginando di immagazzinare l’aria dal centro delle vostre gambe. L’aria passerà prima per la pancia e poi salirà man mano fino a raggiungere le clavicole.

Il respiro è istintivo, non dovete forzarlo.

Dopo di che iniziate a passare in rassegna mentalmente tutte le parti del corpo dalle dita dei piedi, alla cute della testa (una per una, in maniera meticolosa, comprese le parti del viso) e accertatevi che siano rilassate.

Il vostro corpo inizierà a farvi giungere dei pruriti, dolori vari, sensazioni di freddo e di caldo. Non vi preoccupate è normale, il discorso è un po’ lungo da affrontare ora ma vi spiego il concetto in sintesi:

Quando abbassiamo la corazza fisica che ci siamo costruiti negli anni, la nostra mente lancia dei segnali di pericolo che si manifestano in sensazioni fisiche reali.

Ecco questo è quanto, in un altro momento ne parliamo meglio. Comunque quando succede, respirando immaginate di mandare l’aria che inspirate ed espirate su quella parte. Vedrete che svanirà. Se la sensazione è di aver caldo immaginate di respirare aria fredda, se avete freddo fate il contrario. Funziona, giuro.

La cosa più importante di tutto il processo è la seguente:

Durante la fase di rilassamento sforzatevi di non pensare a nulla. Assolutamente nulla.

Se avete lavorato bene sarete totalmente abbandonati al terreno e la vostra bocca e i vostri occhi saranno leggermente socchiusi.

Bene, a questo punto quando volete potete mettervi in posizione fetale e siete pronti per cominciare.

SECONDA FASE: L’INFANZIA

Premetto che è molto importante che durante lo svolgimento dell’esercizio vi sforziate di non recitare. Non pensate a come andrebbe fatta quella determinata cosa, bensì seguite gli impulsi del corpo, in modo assoluto, fino in fondo.

Il nostro primo obiettivo è quello di muovere il nostro corpo nella fase dell’infanzia.

Può essere utile prima di iniziare l’esercizio osservare un neonato o un bambino molto piccolo e capirne la qualità del movimento (se non avete un bimbo a portata di mano guardate dei video o fate un figlio, come ho fatto io). Questo vale ovviamente per ogni fase dell’esercizio.

Passeremo ovviamente nella fase del gattonare (attenzione che il passo da bambino al cagnolino è breve). Lasciate stare i suoni a meno che non escano istintivamente. Cercate a questo punto di capire muovendovi qual è il centro del movimento in questa situazione fisica (il bacino?) e a che velocità si muove il mondo rispetto a voi (più veloce?).

Sperimentate ogni fase abbastanza a lungo. Mai andare di fretta. Mai. Tassativo. Regalatevi del tempo.

Farete poi a breve un passaggio fondamentale. Vi alzerete in piedi e camminerete in maniera incerta. E ora? Qual è il centro del vostro movimento? Le gambe? E a che velocità si muove il mondo rispetto a voi? Più veloce? Più veloce ma più lento di prima? Bene, analizzatevi (facendo, non pensando).

Questo è il concetto, ma l’esercizio è ancora lungo nella pratica. Nello scriverlo sarò invece più rapido.

TERZA FASE: L’ADOLESCENZA

L’adolescenza è un momento esplosivo della vita di un essere umano.
Qual è il centro del movimento in questa fase? Le spalle?
E a che velocità si muove il mondo rispetto al vostro moto? Più lento?

Avanti. Continuate a muovervi nello spazio e sperimentate.

QUARTA FASE: L’ETÀ VIRILE

Qual è il centro del movimento in questa fase? Il tronco?
E a che velocità si muove il mondo rispetto al vostro moto? Più lento ma meno di prima?

QUINTA FASE: LA MATURITÀ

Qual è il centro del movimento in questa fase? La testa?
E a che velocità si muove il mondo rispetto al vostro moto? Come voi?

SESTA FASE: LA VECCHIAIA

Qual è il centro del movimento in questa fase? Le gambe, di nuovo?
E a che velocità si muove il mondo rispetto al vostro moto? Più veloce come quando eravamo nell’infanzia? Ma stavolta con che occhi lo osserviamo?

SETTIMA FASE: RITORNO IN POSIZIONE FETALE

Questa fase è molto poetica e commovente. Non vi scrivo nulla, la lascio scoprire a voi.

È chiaro che i suggerimenti che ho scritto in maniera provocatoria come risposte alle domande che vi ho posto, non sono le soluzioni esatte (e neanche sbagliate ovviamente). Sono spunti di lavoro, di osservazione. Con i metodi di recitazione non esistono regole fisse, infrangibili, e verità assolute. Ogni corpo ha una sua verità che risponde a degli impulsi universali.

Faccio un’altra piccola precisazione. Quando parlo di centri del movimento potrei essere frainteso.

È sempre essenziale che in ogni movimento, anche impercettibile, anche nel movimento di immobilità, sia presente e partecipe la totalità del nostro corpo, tutto, ogni singola fibra.

Per far ciò ogni impulso deve partire dalla zona del bacino. Il centro di movimento, per quanto riguarda la mia esperienza e le mie sperimentazioni, è la parte del corpo che più subisce e manifesta l’impulso del bacino e funge quindi da traino per il resto del corpo.

Spero di non avervi confuso le idee, se fossimo a lezione ve lo avrei fatto eseguire, ma anche da soli sono sicuro che è una differenza di cui vi accorgerete nel momento in cui muoverete il vostro corpo.

Questo è un esercizio molto prezioso, non sciupatelo con la fretta e con dei preziosissimi minuti contati.

Una vita, anche se in un giorno, vale la pena di essere vissuta a pieno, sempre.

Detto questo, per ora mi fermo qui.

Un saluto e ricorda sempre, PREPARA TE STESSO.